Quella vocina che ti dice: “Stai disturbando” quando scrivi un post o invii una newsletter… la conosci bene?
Non sei l’unica! La verità è che spesso il marketing ci sembra un peso perché siamo circondate da modelli urlati e aggressivi. Ma la tua promozione non deve essere per forza così.
Nel nuovo episodio del podcast vediamo come trasformare il marketing da “fastidio” a gesto di cura, per te e per i tuoi clienti.
Sintesi dell’episodio
Se promuovere la tua attività ti fa sentire di disturbare gli altri, non sei sola: è una reazione comune ai modelli di marketing aggressivo. L’obiettivo è trasformare la promozione da un “peso” in un gesto di cura e un modo per condividere valore in maniera naturale e leggera.
1. Cambia prospettiva: da vendita a opportunità
- Supera il senso di colpa: La sensazione di “disturbare” è alimentata da modelli di marketing aggressivi e dal timore di apparire presuntuosa.
- Vedi la promozione come necessità: Se lavori in proprio, il marketing non è un hobby, ma una parte necessaria della tua attività.
- Offri un dono, non una pressione: Smetti di concentrarti sul “devo vendere” e concentrati sul condividere un’opportunità che può aiutare davvero qualcuno.
- Sii generosa: Promuovere il tuo lavoro è un gesto di cura verso gli altri. Stai semplicemente aprendo la tua porta a chi ne ha bisogno.
2. Alleggerisci la comunicazione: sii leggera e autentica
- Evita la pesantezza: Non devi scrivere testi lunghissimi o complessi per dimostrare competenza.
- Adotta un tono naturale: Comunica in modo semplice e autentico per facilitare la relazione. Immagina di parlare con un’amica davanti a una tisana, usando un linguaggio non tecnico.
- Dai piccoli spunti: Invece di un trattato, offri piccoli contenuti che stimolano la curiosità e costruisci la comunicazione gradualmente nel tempo.
- Sii semplice, non superficiale: Spiegare concetti complessi in modo chiaro e diretto è un segno di grande competenza.
3. Accetta l’imperfezione: connessione umana
- Basta perfezionismo: Liberati dalla trappola del perfezionismo che blocca. Un contenuto all’80% o 90% va benissimo.
- L’autenticità funziona: Un contenuto spontaneo, anche con qualche difetto, ha spesso più impatto di uno troppo curato.
- Cerca la connessione, non la perfezione: Le persone cercano un essere umano in sintonia.
- Usa l’ironia: Affronta i piccoli errori con leggerezza. Questo ti alleggerisce e crea connessione con chi ti ascolta.
In sintesi, rendi la promozione un gesto di cura non solo per i clienti, ma anche per te stessa, per vivere la tua attività in modo più piacevole e appagante.
Trascrizione
Certe volte, quando arriva il momento di parlare della nostra attività, ci assale una sensazione fastidiosa, come se stessimo disturbando. Magari quando scriviamo un post, inviamo una newsletter, oppure raccontiamo anche di persona a qualcuno cosa facciamo. Dentro di noi, magari si accende una vocina che dice: “ecco, adesso stai dando noia, sto chiedendo troppo tempo all’altro, sto invadendo il suo spazio”.
Se ti riconosci in questo pensiero, innanzitutto sappi che non sei sola, perché è una situazione molto comune, soprattutto se sei tendenzialmente una persona riservata o semplicemente non ami l’autopromozione aggressiva. Ma la questione, il problema, tra virgolette, non sei tu, è il contesto, spesso, perché siamo circondati da modelli di marketing urlati, invadenti, che ci fanno credere che promuoversi significhi necessariamente spingere, convincere e quasi, diciamo, forzare le persone a seguirci, ad ascoltarci.
Ora, oggi vorrei proporti un’altra prospettiva e vorrei ragionare insieme a te su come possiamo rendere la promozione più leggera, più naturale e, perché no, anche divertente, piacevole, perché il marketing, la comunicazione, che sia online relativa alla nostra attività, al nostro lavoro, che sia di persona, non deve essere per forza un peso. Può, con la giusta prospettiva, diventare anche un gesto di cura, un modo per condividere del valore e aprire delle possibilità senza sentirti invadente.
Nel mio percorso lavorativo mi è capitato decine, centinaia di volte, sentire persone che mi dicono: «vorrei che qualcun altro promuovesse la mia attività, perché mi sembra di disturbare, mi sento invadente quando parlo di quello che faccio». E proprio da questa difficoltà, da questa esperienza, è nato il mio libro Marketing per timide, che dà il nome anche a questo podcast. Tra l’altro già nei primi capitoli vado a parlare delle motivazioni del perché ci sentiamo invadenti.
(Parentesi, il libro lo trovi su Amazon, i primi capitoli letti da me li trovi anche gratuitamente sul mio sito).
E vado proprio ad approfondire le motivazioni, però voglio iniziare a parlarne subito. Perché questa sensazione ha delle radici profonde. Spesso cresciamo con l’idea che è meglio non dare troppo nell’occhio, non chiedere troppo, non occupare troppo spazio. E la discrezione è considerata una virtù, mentre parlare di sé, del proprio lavoro, sembra quasi presuntuoso, sembra divantarsi. Così quando poi arriva il momento in cui abbiamo la necessità di promuovere quello che facciamo, perché ricordiamoci che se lavoriamo in proprio, il marketing e la comunicazione non sono un hobby ma sono una necessità, cosa succede? Viene fuori quella vocina interiore che dice: “non esagerare, non spingere, non dare fastidio, non mandare troppe mail, non scrivere più volte lo stessa cosa, l’hai già detta tre settimane fa, perché devi ripeterla?”.
Oltre a questo, ovviamente, c’è un modello culturale in cui viviamo, il nostro modello di società in cui siamo immersi ogni giorno. Quindi ogni giorno vediamo pubblicità aggressive, messaggi insistenti, vediamo dei canali che siano online, che siano sulla TV, che siano alla radio, che siano anche di persona, che cercano fondamentalmente di convincere a tutti i costi. E spesso convincere anche a comprare qualcosa che magari neanche ci serve, facendo leva su magari sensazioni di malessere, disagio, oppure il desiderio di essere qualcun altro. È chiaro che se quella è quella che noi abbiamo sempre visto come pubblicità, poi associamo il marketing a quel concetto e quindi quando pensiamo di parlare di quello che facciamo noi possiamo sentirci a disagio, perché magari non vogliamo allinearci a quello, non vogliamo sentire di manipolare o forzare gli altri.
Però attenzione, perché qui dobbiamo fare una differenza, che è quella tra il vendere spingendo e il condividere un’opportunità. Perché quando vuoi vendere a tutti i costi, quando spingi, il focus è proprio solo sul vendere, sull’imporre in qualche modo. È un approccio che mette pressione e effettivamente ci può far sentire invadenti, anzi, forse è anche giusto che ci faccia sentire invadenti, perché effettivamente non rispetta i tempi e i bisogni degli altri.
Invece, se magari, come probabilmente è il tuo caso, vuoi promuovere un’attività che ha le persone giuste, quando sai davvero che puoi aiutare qualcuno a raggiungere un obiettivo, a fare un cambiamento, a portare un miglioramento nella propria vita, non vuoi vendere a tutti i costi. Se ti rendi conto che la persona dall’altra parte non ha bisogno di quello che tu offri, sono sicura che sei la prima a dire: “guarda, ti mando da un’altra persona”, oppure “ti consiglio di fare quest’altra cosa”, oppure “non sono la persona che fa per te”. E quindi, diciamo che la parte etica magari c’è già dentro di te, però è difficile esprimerla, o meglio, è difficile non rischiare di poi non dire proprio niente, di fare un passo indietro ancora prima di aver verificato se l’altra persona ha bisogno, di aver parlato di quello che fai.
Invece quello che io ti consiglio è, in quel caso, se ti viene questa vocina, che è la vocina di cui dicevamo prima, se ti viene il dubbio, invece di concentrarti sul “devo vendere”, concentrati sul condividere un’opportunità, perché se fai così cambia tutto, perché parlare del tuo lavoro, promuoverlo, poi ovviamente vedremo anche in che modo puoi promuoverlo seguendo questa idea che ti sto proponendo. Però non è più un mettere pressione, ma diventa quasi un gesto di generosità, perché tu stai dicendo all’altra persona, stai dedicando il tuo tempo, la tua attenzione all’altra persona dicendole che hai qualcosa che potrebbe esserle utile. In questo modo ti metti a disposizione dell’altra persona e dici: “guarda che questa cosa, dal mio punto di vista, te lo dico come professionista di un settore, ovviamente perché tu hai più conoscenza del tuo settore rispetto al tuo potenziale cliente che magari non si rende neanche conto che quello che fai tu potrebbe aiutarlo o aiutarla. Quindi puoi dire: “guarda che c’è questo, questo potrebbe farti star meglio, potrebbe aiutarti a risolvere questo problema” eccetera.
In questo caso tu non stai imponendo qualcosa, ma stai mostrando una possibilità e la decisione se accettare questa possibilità o non accettarla spetta sempre all’altra persona. Pensaci un po’ mettendoti dall’altra parte. Ti è mai capitato di essere grata a qualcuno che magari ti ha suggerito un libro, un corso, un percorso che ti è stato utile, o che ti avrebbe potuto essere utile? In quel momento quella persona non ti stava disturbando ma ti stava aprendo una porta verso qualcosa di nuovo che magari tu non conoscevi. Quindi la prossima volta che ti senti invadente prova a cambiare prospettiva: non stai bussando con insistenza alla porta di qualcuno, magari attaccata al campanello eccetera, ma stai semplicemente aprendo la tua porta e dicendo: “guarda, se vuoi, qui c’è qualcosa per te”.
Oltre al cambiare prospettiva come abbiamo appena detto, un’altra cosa che può aiutarti a non sentirti invadente e a creare una comunicazione più piacevole prima di tutto per te è cercare di alleggerire la comunicazione. Cosa intendo? Intendo proprio imparare a comunicare in modo più leggero perché spesso pensiamo che quando comunichiamo dobbiamo scrivere testi lunghissimi, pieni di concetti, pieni di spiegazioni. E questo ci fa sentire sopraffatte, ci fa pensare: “o Dio ma chi ha voglia di leggerlo?” eccetera. Ma in realtà non è proprio così, nel senso che quella è una strada, c’è chi cerca i testi approfonditi, ma non tutti e soprattutto non tutto quello che facciamo deve essere così, proprio pesante tra virgolette. Quindi non dobbiamo dire tutto in tutti i contenuti e non dobbiamo sembrare perfette ogni volta che apriamo bocca anche metaforicamente sul web, o magari davvero aprendo bocca in un video o in un audio, in un podcast come questo o magari semplicemente scrivendo qualcosa.
In realtà più riusciamo a comunicare in modo semplice, autentico, naturale, più sarà facile per chi ci ascolta entrare in relazione con noi. Quindi alleggerire può essere fare testi o contenuti più brevi, ma non necessariamente quello. Può essere proprio cambiare tono oppure creare dei contenuti magari che tendano a ispirare o a motivare o che possano accompagnare le persone, magari anche in altri momenti della giornata. Io ho pensato un po’ in questa modalità quando ho deciso di fare questo podcast. Ho immaginato, anche proprio sulla base della mia esperienza personale, che in certi momenti della giornata, quando magari non siamo proprio sul pezzo, sul lavoro, non siamo davanti, io non ho pensato questo contenuto e questo in generale podcast per essere ascoltati davanti al computer con magari il foglio per gli appunti, ma l’ho pensato più come un accompagnamento più morbido, più leggero, mentre magari fai una passeggiata, mentre cucini, mentre fai i lavori di casa o mentre ti rilassi sul divano.
Perché so che mantenere il focus su una cosa, in questo caso la parte promozionale, la tua attività, può essere qualcosa che sicuramente stimola la creatività e stimola anche la voglia di fare e la motivazione. E visto che molte persone che si rivolgono a me hanno, in realtà credo che tutti noi abbiamo dei cali di motivazione, soprattutto sulla parte magari di comunicazione o anche certe volte sul nostro lavoro, ho pensato che un contenuto del genere possa in modo leggero, rilassante soprattutto, accompagnare a mantenere il focus e mantenere alta la motivazione oppure magari farla riaccendere un po’ quella scintilla nei momenti in cui l’abbiamo un po’ persa.
Ovviamente per fare questo, e qui ritorniamo un po’ ai consigli che stavo provando a condividere per alleggerire la comunicazione, c’è la necessità di avere un linguaggio adeguato. Quindi se tieni una lezione all’università ovviamente userai un linguaggio di un certo tipo, se fai un corso magari per i tuoi colleghi userai un linguaggio ovviamente più strutturato, più tecnico, più scientifico, più diverso. Se invece sei sul social oppure sei in un contenuto di qualsiasi genere che però vuole essere, come dicevamo, leggero, piacevole, ti consiglio di immaginare di raccontare quello che stai dicendo, il tuo lavoro, i tuoi percorsi, quello che è, a un’amica.
Immagina di essere in un bar davanti a una bella tisana: è chiaro che in quel caso non useresti dei termini complicati. Un’amica che non è una tua collega, attenzione, perché raramente il tuo cliente ideale è un tuo collega. Poi ci sono casi in cui è così, perché se magari sei una formatrice che forma o fa mentoring o crea corsi per i suoi colleghi ovviamente è diverso, puoi usare un linguaggio più tecnico. Però se ti rivolgi a persone che non sono competenti nel tuo settore è estremamente importante non usare termini complicati. Immaginiamo di essere in questo bar con questa tisana, probabilmente con un’amica non cercheresti di riassumere anni di esperienza in cinque minuti. Magari potresti raccontare un episodio o parlare di una difficoltà che anche lei potrebbe aver vissuto, che sei riuscita a superare, che hai aiutato qualcuno a superare.
Questo è il tono che possiamo usare anche online, possiamo usarlo sia di persona ma anche sui nostri canali, sito, social, email, quello che è. Quindi non mettiamoci sempre sul piedistallo, le esperte che dall’alto della loro seggiola oppure da dietro la cattedra dettano legge oppure danno tutte le verità del mondo, perché spesso questo rende la comunicazione veramente pesante. Invece di solito, guarda un po’ anche tu cosa cerchi online, cosa ascolti, di solito quello che cerchiamo come esseri umani è un altro essere umano che sia autentico e con cui possiamo sentirci in sintonia. Anche se spesso ci sentiamo quasi in dovere di spiegare tutto subito, cerchiamo di frenarci perché in realtà nessuno ha bisogno di un’enciclopedia ogni volta che ci incontra virtualmente o fisicamente.
Invece possiamo proporre, ed è sicuramente più piacevole ricevere, dei piccoli spunti che magari stimolano la curiosità, che fanno riflettere, piuttosto che un trattato, delle idee, anche qualcosa di rapido e immediatamente applicabile, se questo è possibile. Consideriamo sempre che non è che se oggi diciamo solo un pezzettino significa che non dovremmo più dire niente, ma possiamo costruire una sorta di comunicazione nel tempo: oggi magari accenniamo a un tema, domani lo approfondiamo, dopodomani rispondiamo a una domanda che ci fanno sempre su quell’argomento. Quindi ricordiamoci, non dobbiamo dire tutto subito, ma possiamo guidare chi ci segue a fare dei piccoli passi, magari in modo più continuato, più diluito nel tempo.
Ovviamente per mantenere una comunicazione più leggera conta anche il linguaggio, conta tantissimo, quindi oltre a non usare paroloni, se usiamo frasi brevi, parole semplici, aiutiamo chi ci ascolta a capire subito il messaggio senza fatica. Perché molto spesso le persone non è che non capirebbero, però avrebbero bisogno magari di più concentrazione di quella che sono disposte a mettere in quel momento su quel contenuto. E attenzione, la semplicità non è superficialità, perché se siamo in grado di spiegare dei concetti complessi in modo chiaro significa che siamo estremamente competenti, non che non sappiamo e quindi usiamo parole semplici.
E quindi quando scrivi qualcosa prova magari a rileggerlo e chiederti: “se lo dicessi a un’amica lo direi così?”. Oppure certe volte si fa la prova del bambino di otto anni: “questa cosa sarebbe comprensibile a un bambino? Sì, ok, no, magari posso adattare”. Sottolineiamo sempre che dipende dal pubblico a cui ci rivolgiamo. Chiaro che se tieni una conferenza tra professionisti, che ne so, sanitari, con una grande esperienza, è chiaro che il linguaggio può essere sicuramente meno semplice. Però adesso stiamo parlando di promozione, di comunicazione sui social.
Un altro aspetto che alleggerisce noi e anche gli altri è il permetterci di non essere perfette, perché il perfezionismo ormai lo sappiamo, lo diciamo e lo ridiciamo, ma saperlo non significa necessariamente che riusciamo a sfuggire da questa trappola, perché il perfezionismo ci blocca tendenzialmente. E oltre a bloccarci ci fa anche rimandare, quindi magari vogliamo scrivere quella cosa, ma non è ancora perfetta, non abbiamo fatto la locandina con Canva, con tutte le cornicette, adesso esagero, però con tutta la grafica che volevamo, non abbiamo scritto il testo proprio, non l’abbiamo riletto quelle 49 volte, e allora aspettiamo. Ma non pretendiamo così tanto da noi, nel senso che magari va bene anche a un livello di perfezione che non sia il 100%, ma sia il 90, l’80. E spesso poi un contenuto scritto al volo, magari c’è anche quel refuso, quella lettera sbagliata, magari si sente che è autentico e magari ha più impatto di uno curato, che ovviamente anche quando curiamo dobbiamo fare attenzione a non appesantire, però il rischio è che quando limiamo, limiamo, tendiamo magari a rendere troppo freddo il contenuto. Può perdere un po’ di spontaneità, poi ovvio che dipende da quanto siamo brave a cercare di metterci in contatto con le altre persone in modo più umano e meno, diciamo, robotico possibile.
E questo nella mia esperienza è veramente una cosa lampante, perché spesso quando produco dei contenuti di cui sono meno contenta perché magari mi sono impappinata, perché non so, o non ho finito la frase e ho aperto mille parentesi, poi alla fine è capitato diverse volte che quelli poi diventassero i contenuti che piacevano di più alle persone. O addirittura anche gli errori via mail, ricordo anni fa che ho proprio sbagliato un invio di una mail a varie migliaia di persone, ero rimasta malissimo e poi ho mandato una mail con la correzione chiedendo scusa, dicendo: “gente, ho sbagliato, capita, andiamo avanti anche con gli errori”. E ho ricevuto più risposte e, diciamo così, risposte di sostegno o di interesse alla seconda mail, quella in cui ammettevo l’errore che è la prima, che c’era l’errore ma non, insomma, poteva anche non essere notato.
Perché questo? Perché fondamentalmente le persone, noi per prime, lo facciamo con gli altri, tutti cerchiamo connessione, non cerchiamo la perfezione. Quindi anche una foto non perfetta, anche un video magari fatto in casa senza la luce perfetta, magari va bene così. Anzi, certe volte addirittura questi dettagli rendono il messaggio più vicino e più umano. E anche guardare un po’ tutto con un po’ di ironia, di leggerezza ironica, senza prendere le cose troppo sul serio, ci aiuta a essere più sciolte nella comunicazione, anche più piacevoli. Ovvio che l’ironia non intendo scherzare sempre a tutti i costi, ma magari raccontare a noi stessi o anche agli altri piccoli momenti di imperfezione, piccoli errori, con leggerezza, con il sorriso sulle labbra. Anche questa è una cosa che ti alleggerisce e crea connessione con chi ti ascolta.
Per rendere semplice quello che proponi puoi anche usare metafore, immagini, magari immagini quotidiane, per rendere più semplice dei concetti che magari sono complessi. Puoi privilegiare l’utilizzo di parole che indicano cose concrete rispetto a parole astratte, perché un conto è parlare dell’amore, un conto è parlare di un abbraccio stretto stretto tra una mamma e suo figlio, ad esempio. Un’immagine resta molto di più, l’amore è molto vago.
Quindi, per riassumere un po’, se sentiamo pesantezza, se sentiamo di disturbare, di appesantire, possiamo cambiare prospettiva e poi alleggerire un po’ questo carico che ci teniamo sulle spalle, utilizzando un tono più da conversazione, dando piccoli spunti, facendo piccole cose, invece che scalando ogni volta una montagna. E questa modalità, di vedere la promozione è, come ho detto all’inizio, un gesto di cura, ma non solo un gesto di cura verso i potenziali clienti e verso gli altri, diventa anche un gesto di cura verso te stessa, perché diventa più piacevole, più leggero, più divertente e più appagante.
E sempre nell’ottica di vivere la nostra attività, fare delle cose che siano efficaci, ma che siano anche piacevoli e appaganti per noi, nel prossimo episodio parleremo della fiducia. Quindi di come possiamo costruire una fiducia in chi ci ascolta, ma anche in noi stesse. Perché, non so se l’hai notato, ma le due cose vanno spesso di pari passo. Quando abbiamo una grande fiducia in qualcosa che proponiamo, ne parliamo in un modo pieno di entusiasmo, di sincerità, di autenticità e la risposta, dall’altra parte, è sicuramente più forte, più entusiasta. Perché siamo esseri umani e prima ancora di tutta la parte razionale percepiamo l’energia dell’altra persona, il suo sentire. Quindi ti ringrazio di essere stata con me fino adesso e ti do appuntamento al prossimo episodio sul costruire fiducia. Ciao.