Se lavori in proprio o stai pensando di farlo, potresti trovarti a dover affrontare sfide legate al come far percepire e comprendere il valore del tuo lavoro a chi ti segue online. In questo episodio, esploriamo insieme come migliorare la comunicazione con il tuo pubblico e come far emergere il valore unico del tuo lavoro.
Parleremo di come costruire un personal branding autentico e di come utilizzare il marketing educativo per creare contenuti che risuonino con le persone e facciano percepire loro il reale valore della tua offerta.
In questo episodio troverai:
- Come migliorare la comunicazione con il tuo pubblico
- Strategie per costruire un personal branding autentico
- L’importanza del marketing educativo
- Come promuovere il tuo lavoro in modo semplice e naturale
Sintesi dell’episodio
Ecco una sintesi degli argomenti trattati nell’episodio:
- Il bisogno di apprezzamento nel lavoro autonomo: L’importanza di far comprendere il valore del proprio lavoro, soprattutto quando si lavora in ambiti meno conosciuti, come coaching o counseling, rispetto a professioni più immediate come il dentista.
- La responsabilità della comunicazione: Come professionisti, abbiamo il compito di spiegare chiaramente cosa facciamo, anche se il nostro lavoro non è sempre immediatamente comprensibile. La comunicazione deve essere chiara e mirata per attrarre clienti e far comprendere il valore dei nostri servizi.
- Due livelli di difficoltà nella comunicazione:
- Raggiungere nuovi clienti e attirare l’attenzione di chi non ci conosce.
- Aiutare i clienti esistenti a comprendere il reale valore del nostro lavoro, andando oltre una percezione superficiale.
- Coerenza nella comunicazione: Essere coerenti nel modo in cui ci presentiamo online e offline, evitando messaggi frammentati e valorizzando ciò che ci rende unici.
- L’unicità nel brand: Come combinare diverse competenze in modo coerente per differenziarsi dagli altri, creando un’identità professionale che riflette il nostro “cuore” e la nostra passione.
- Il potere della ripetizione e della coerenza visiva: L’importanza di mantenere uno stile visivo coerente e ripetere alcuni elementi per rimanere nella mente delle persone.
- Il valore del “perché”: Condividere la nostra motivazione profonda e il nostro percorso personale per creare connessione emotiva con il pubblico e comunicare il valore del nostro lavoro.
- Storytelling e concretezza: Utilizzare storie concrete per spiegare il cambiamento che offriamo, rendendo il nostro messaggio più accessibile e comprensibile.
- L’importanza di parlare dei problemi concreti: Concentrarsi su esempi specifici e concreti che parlano direttamente alle esperienze quotidiane delle persone, evitando linguaggi astratti.
- Contenuti educativi: Creare contenuti che educano il pubblico sui problemi che affrontano, prima di promuovere i propri servizi, per offrire valore reale e costruire una relazione di fiducia.
Risorse utili
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Trascrizione
Ogni persona desidera sentirsi apprezzata per ciò che fa nel proprio lavoro. Se lavori in proprio, se hai la tua attività, questo apprezzamento non è solo una soddisfazione personale o un piacere, che comunque è giusto e importante, ma diventa anche una necessità. Infatti, se il tuo lavoro non viene riconosciuto e valorizzato, sarà molto più difficile attirare clienti o persone interessate ai tuoi servizi o prodotti.
Ci sono, però, lavori che non vengono compresi immediatamente. Ad esempio, se faccio il dentista, è abbastanza chiaro per chiunque quale sia il beneficio di andare da un dentista, soprattutto se una persona ha mal di denti: in quel caso, il vantaggio è lampante. Ma se faccio la coach o il coach, può essere un po’ più complicato. Ovviamente, se sei una coach, sai benissimo quali sono i benefici del coaching, probabilmente li hai anche sperimentati su te stessa. Tuttavia, là fuori, la stragrande maggioranza delle persone non conosce questo tipo di professione.
Più una professione è nuova, più lavora su aspetti interiori come il benessere, la crescita personale o lo sviluppo della persona, più diventa difficile per gli altri capire concretamente in che modo possa aiutarli. Per esempio, un percorso di coaching, di counseling o anche di psicoterapia (che, comunque, è più conosciuta rispetto ad altre professioni più recenti) non è sempre immediatamente comprensibile. Anche sul web non è semplice far comprendere ciò che facciamo. Mi ricordo che dieci anni fa era ancora più difficile di oggi. Eppure, anche adesso, se non spieghiamo chiaramente il nostro lavoro, il valore di ciò che offriamo non arriva in modo immediato.
Il messaggio che voglio trasmettere è che, come professionisti e lavoratori autonomi, abbiamo la responsabilità di trovare il modo giusto per comunicare ciò che facciamo. Spesso viene spontaneo pensare: “Gli altri non capiscono, gli altri fraintendono.” Ed è vero, può succedere. Ma, purtroppo, non abbiamo controllo su ciò che gli altri pensano o fanno. Abbiamo invece il controllo su come noi comunichiamo, su come spieghiamo e su quali contenuti decidiamo di condividere.
Comunicare non significa solo spiegare i nostri servizi, ma anche offrire informazioni, formazione, contenuti educativi, idee, storie e concetti che aiutino le persone a comprendere meglio i loro bisogni. Prima di tutto, infatti, dobbiamo aiutare le persone a diventare consapevoli dei propri bisogni, perché non è sempre così ovvio. Spesso mi viene chiesto: “Come faccio a far capire il valore di ciò che offro?” Questo problema si presenta su due livelli.
Il primo riguarda chi fatica ad attirare nuovi clienti o a ottenere visibilità. Queste persone non riescono a far arrivare il loro messaggio in modo efficace a chi non le conosce. Chi già le segue o è dentro l’ambiente capisce e apprezza, ma chi è al di fuori non fa quel click che lo spinge a dire: “Questo mi interessa, voglio approfondire.”
Il secondo livello riguarda chi riesce ad attirare le persone, ma si trova davanti a clienti che non comprendono pienamente il valore del lavoro svolto. Ad esempio, può capitare che qualcuno partecipi a una prima sessione di coaching e poi la descriva come “una bella chiacchierata,” senza cogliere i benefici reali, che vanno ben oltre una semplice conversazione con un’amica. Una coach sa fare le domande giuste, sa offrire strumenti utili, e questo è un valore che dobbiamo essere in grado di comunicare.
Il primo passo è arrivare a chi ancora non ci conosce. Tutte noi desideriamo portare il nostro messaggio e il nostro lavoro a nuove persone. Come possiamo fare? Qual è il nostro potere? Un aspetto fondamentale è la coerenza. Parlando di comunicazione online, che spesso assorbe la maggior parte delle nostre energie, essere coerenti ci permette di raggiungere un pubblico più ampio e di farci comprendere meglio. Quando impariamo a comunicare bene online, diventa anche più facile farlo di persona, perché la base è la stessa.
All’inizio, può essere utile controllarsi. Ad esempio, io consiglio spesso alle mie clienti di usare delle checklist per verificare se hanno seguito tutti i passaggi necessari. La comunicazione efficace non è spontanea, ma si può acquisire con il tempo. Una volta interiorizzata, diventa naturale e ci permette di trasmettere il nostro messaggio anche nelle interazioni quotidiane.
Essere coerenti e unici significa, da un lato, evitare di proporci in modo frammentato o confuso e, dall’altro, valorizzare ciò che ci rende speciali. Ad esempio, non possiamo presentarci un giorno come esperti di un argomento e il giorno dopo di un altro completamente diverso. So che per chi ha molte passioni o competenze, come le persone multipotenziali, questo può essere difficile. È per questo che ho creato un corso specifico, “Personal Branding per Multipotenziali,” per aiutare a costruire un’identità professionale coerente e unica.
Non significa dover includere tutto ciò che ci piace nel nostro brand. Ad esempio, a me piace cucinare e sto studiando l’ukulele, ma non troverai nulla di tutto ciò sul mio sito. Ci sono, però, aspetti che possiamo integrare nel nostro brand e altri che decidiamo di lasciare fuori, perché magari sono hobby o ambiti in cui non ci sentiamo ancora pronti. L’importante è trovare un equilibrio e puntare sugli aspetti più rilevanti, evitando sia di includere tutto in modo casuale sia di eliminare troppo.
Un tema importante è quello dell’unicità: fare cose diverse spesso valorizza la nostra unicità, perché magari nessuno combina quelle due competenze o tecniche in quel modo specifico. Se queste vengono portate avanti in modo coerente, si può trovare quello che io chiamo il “cuore dell’attività”. Questo cuore rappresenta non solo il centro della nostra attività, ma anche ciò che ci guida e ci spinge a fare quello che facciamo. Spesso, in questo centro, troviamo il collegamento tra le varie discipline in cui siamo brave, esperte o competenti. Integrare queste discipline o proporle in un certo modo può mettere in evidenza ciò che ci rende uniche, differenziandoci dagli altri.
Ovviamente, questo non è l’unico modo per mostrare la propria unicità. Esistono anche aspetti più semplici, come l’uso di un ristretto numero di colori che si ripetono, lo stesso carattere tipografico, uno stile grafico coerente o immagini ricorrenti. Questi dettagli possono sembrare ripetitivi, e a volte rischiano di annoiarci, ma dobbiamo ricordare che per rimanere nella mente delle persone è necessario ripeterci. Per noi, dieci post con uno stile simile possono sembrare troppi, ma chi ci guarda non ha la stessa attenzione che abbiamo noi verso il nostro contenuto. Spesso vedono quei post di sfuggita, magari fermandosi solo qualche volta. La ripetizione di alcuni elementi, anche non di tutti, ci aiuta a rimanere impressi nella loro memoria. E rimanere in mente è il primo passo: se le persone non si accorgono neanche che esistiamo, diventa molto più difficile comunicare il nostro valore.
Un altro aspetto fondamentale è la motivazione profonda, il nostro “perché”. Condividere il percorso personale che ci ha portato a fare questo lavoro, il motivo per cui lo facciamo, crea empatia, connessione emotiva e aiuta gli altri a comprendere il valore che possiamo offrire loro. Non si tratta solo di spiegare in che modo il nostro lavoro può aiutarli a raggiungere determinati obiettivi (anche se questa parte è importante, ma in una fase successiva). In una fase iniziale, quando le persone ci stanno conoscendo, è più probabile che siano attratte dalla nostra storia.
Ad esempio, nel mio libro Marketing per timide, racconto spesso che la prima timida ero io. Non avevo voglia di espormi, avevo grandi timori nel parlare in pubblico. Se avessi pensato di registrare un podcast o un video che sarebbe stato visto da chissà quante persone, mi sarei sentita terribilmente a disagio. Raccontare questo non serve solo a condividere la mia esperienza, ma anche a far capire che non si è soli ad avere certe difficoltà. Se ci sono passata io e sono riuscita a cambiare, allora può farlo anche chi mi ascolta. Questo è un modo per comunicare il valore di ciò che offro: passare dalla paura di promuoversi al piacere di farlo, magari in modo organizzato, strutturato ed efficace, divertendosi nel frattempo. È un valore importante.
Lo storytelling ha grandi benefici nella comunicazione. Le storie catturano l’attenzione perché ci piacciono: amiamo ascoltare di difficoltà superate, di obiettivi raggiunti, di momenti difficili che si trasformano in successi. Quando diciamo “c’era una volta”, è naturale voler sapere come andrà a finire. Questo aiuta non solo a tenere incollate le persone, ma anche a comunicare concretamente il valore di ciò che facciamo: il cambiamento che raccontiamo diventa un esempio concreto.
E qui arriviamo a un altro aspetto fondamentale: la concretezza. Spesso, nel nostro settore, tendiamo a parlare in modo astratto, usando termini come “consapevolezza” o “trasformazione”. Ma se vogliamo essere comprese, dobbiamo usare parole semplici, concrete, che richiamino immagini chiare nella mente di chi ci ascolta. Per esempio, se qualcuno mi dice “Non sono tecnologica”, posso usare questa stessa espressione, anche se letteralmente non ha senso, perché è un modo immediato per dire “Non amo la tecnologia”. Oppure, quando parliamo di cambiamenti, possiamo fare esempi pratici: “Prima avevi paura di parlare in pubblico, ora riesci a farlo con sicurezza.”
Un linguaggio semplice non significa sminuire chi ci ascolta. È solo un modo per mettere la nostra competenza al servizio dell’altro, abbassandoci al suo livello di conoscenza del nostro settore. È come quando parliamo con i bambini: ci abbassiamo per guardarli negli occhi, non perché li consideriamo inferiori, ma per creare una connessione.
Infine, è fondamentale parlare degli argomenti giusti. Se voglio comunicare il valore del coaching, non devo parlare del coaching in generale, ma dei problemi che il coaching risolve. Ancora meglio, devo concentrarmi sui problemi concreti che la persona potrebbe avere. Ad esempio, una persona potrebbe non avere il coraggio di chiedere un aumento al proprio capo. Questo è un esempio specifico e concreto. Non importa se non copre tutte le possibilità: è più efficace un esempio chiaro che rimanere nel vago. Se parliamo di “periodi di difficoltà”, è troppo generico. Ma se diciamo: “Quando devi parlare con il tuo capo e ti si asciuga la bocca o ti viene la tachicardia,” creiamo un’immagine immediata e chiara.
Le persone riescono poi a fare i collegamenti con le proprie esperienze. Non dobbiamo trovare l’esempio perfetto per tutti: basta che sia concreto e comprensibile. Questo rende il nostro messaggio più efficace e il valore di ciò che offriamo molto più evidente.
Se rimaniamo sul vago, le persone non riescono a fare quel collegamento che potrebbe aiutarle. È come se volassimo sulle nuvole, mentre loro sono qui, con i piedi per terra, immerse nei loro problemi quotidiani. Dobbiamo quindi “scendere dalle nuvole”. Come farlo?
Una delle cose più interessanti, utili e appaganti che si possono fare è creare quelli che io chiamo “contenuti educativi”. Questo è il cuore del marketing educativo, che promuovo perché lo considero utile per tutti: per chi crea il contenuto, per chi lo fruisce e perché offre valore reale. È molto diverso dal classico approccio “compra, compra, compra”, che ormai nessuno ha più voglia di sentire.
Ma cosa sono i contenuti educativi? Sono contenuti che educano, prima ancora di promuovere. Aiutano le persone a comprendere meglio un problema, come per esempio: “Il mio capo non mi ascolta”. Se ci limitiamo a impostare il problema in questo modo, sembra che non ci sia nulla da fare. Ma attraverso un contenuto educativo, possiamo aiutare la persona a capire che forse non si tratta solo di un capo che non ascolta, ma di dinamiche di comunicazione, insicurezze personali o scelte di momenti sbagliati.
Un coach, ad esempio, potrebbe creare un contenuto educativo che spiega le possibili cause di questa situazione. Potrebbe aiutare a riflettere su domande come: “Sto comunicando in modo efficace? Sono troppo timido o titubante? Ci sono tecniche che potrei imparare per migliorare?”. Ovviamente, il contenuto educativo non risolve il problema – quello è il ruolo del percorso di coaching – ma aiuta a far capire che c’è una strada da percorrere.
Se invece diciamo semplicemente: “Fai coaching per migliorare la comunicazione”, la risposta sarà: “Perché dovrei? Il problema è il mio capo, non io”. Il contenuto educativo diventa così il ponte che collega il problema concreto della persona con la consapevolezza che può fare qualcosa per affrontarlo.
Ecco perché è fondamentale parlare dei problemi concreti delle persone e accompagnarle gradualmente verso la soluzione. Questo approccio non solo comunica il valore del nostro lavoro, ma crea anche connessione, facendo sentire le persone comprese.
I contenuti educativi possono assumere mille formati: articoli, video brevi o lunghi, podcast. A proposito di podcast, ho creato un laboratorio pratico di tre ore per aiutare chi vuole iniziare. Insieme struttureremo il podcast, creeremo il primo episodio, lo pubblicheremo su tutte le piattaforme e ci occuperemo anche della grafica e della musica. Se ti interessa, trovi tutte le informazioni sul mio sito, nella sezione “Calendario”.
Un altro modo efficace per comunicare valore è utilizzare testimonianze e recensioni. Lasciamo che siano i clienti a raccontare come li abbiamo aiutati. Non è necessario dire: “Sono bravo/a, ho fatto questo e quello”. Il marketing educativo è potente proprio perché dimostri il tuo valore offrendo qualcosa di utile: le persone capiscono da sole se sei la persona giusta per loro.
Tutto questo lavoro si può fare anche attraverso le email, che hanno il grande vantaggio di poter essere automatizzate. Possiamo creare una sequenza di contenuti che parte dalla presentazione di noi stessi e arriva a proporre le nostre soluzioni. Non è vero che nessuno legge le email: se il contenuto è interessante e utile, le persone le apriranno.
Infine, possiamo applicare queste strategie anche nei colloqui individuali. Offrire un primo colloquio gratuito o scontato è un’occasione per creare connessione e mostrare il valore di ciò che offriamo.
Spero che queste riflessioni ti abbiano ispirato e aiutato a vedere le cose da una prospettiva diversa. Prendi nota di ciò che le persone ti dicono, dei loro problemi e desideri: annotalo su un quaderno, così non lo dimenticherai. Con il tempo, questo lavoro di osservazione ti porterà ottime idee per comunicare il valore del tuo lavoro.
Grazie per aver ascoltato fino a qui. Ti saluto e ti do appuntamento al prossimo episodio in cui parleremo del potere dello storytelling!