Ep 42 Le 4 chiavi del Business del cuore™ – Parte 3 di 6

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Per ascoltare questo episodio del podcast, puoi scaricare il file mp3 facendo clic sul tasto sotto o puoi ascoltarlo direttamente da Youtube (trovi il video nell’articolo).

Fino ad ora abbiamo lavorato sulla consapevolezza, identificando le 4 chiavi che ci servono per aver successo nel nostro business (parte 1) e analizzando la situazione attuale per capire cosa c’è che non va, quali sono gli aspetti che ci premono di più in questo momento e su quali dobbiamo quindi concentrarci (parte 2). Nei prossimi post vedremo come lavorare su questi aspetti importanti attraverso la definizione di obiettivi specifici. Il ragionare per obiettivi è un modo di pensare che difficilmente viene insegnato a scuola, ma che è fondamentale per ottenere risultati, soprattutto se desideriamo ottenerli in tempi brevi.

In questa puntata del percorso ci focalizzeremo sulla seconda chiave per il successo: la forma mentis, ovvero il nostro modo di pensare. In particolare vedremo le 5 abitudini mentali che, se acquisite, ci faranno progredire rapidamente verso il successo e la soddisfazione, professionale e non:

  • Abitudine 1: allarghiamo la nostra zona del possibile
  • Abitudine 2: il pensiero positivo, o meglio pensare IN positivo
  • Abitudine 3: non temiamo, ma ricerchiamo gli obiettivi
  • Abitudine 4: scriviamo i nostri obiettivi professionali
  • Abitudine 5: formuliamo obiettivi che funzionano

Questa settimana vedremo le prime 3 abitudini, che rappresentano la base su cui poi andremo a lavorare in seguito.

Abitudine 1: allarghiamo la nostra zona del possibile

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione.” – Henry Ford

Ovvero: se pensi che una cosa sia impossibile da realizzare, ci sono probabilità quasi nulle che essa si realizzi veramente nella tua vita. Perché? Naturalmente perché non farai nulla per realizzarla: non formulerai alcun progetto, non intraprenderai nessuna azione. E, senza azione—non mi stancherò mai di ripeterlo—, non possono esserci risultati. Un esempio classico di questo meccanismo riguarda il denaro: se sono convinta che non sarò mai in grado di guadagnare più di, supponiamo, 3.000 €/mese, è molto probabile che non mi avvicinerò mai quella cifra. Perché? Perché (ammesso di desiderarlo), non proverò nemmeno a raggiungere questo obiettivo, non mi impegnerò per cercare dei clienti disposti a pagare molto per il mio prodotto/servizio e/o mi sfuggiranno delle occasioni di entrare in contatto con questi clienti perché saranno “al di fuori del mio campo visivo”.

D’altra parte, come ricordato da Ford, il meccanismo della possibilità vale anche al contrario. Ti è mai capitato di scoprire qualcosa o di prendere una certa decisione e di scoprire ovunque quella cosa oppure di trovarti in circostanze che sembrano sostenere le tue intenzioni? Decidi di darti allo yoga e all’improvviso ecco corsi di yoga vicino a casa che non avevi mai notato, conosci persone che praticano yoga, ti capitano per le mani libri sullo yoga, ecc. Cosa accade in questi casi? Tutto il mondo decide di concentrarsi improvvisamente su quello su cui ci concentriamo noi o notiamo ciò che c’è sempre stato e che prima semplicemente non vedevamo? O, ancora, attiriamo cose e persone sulla nostra “lunghezza d’onda”? Onestamente non ho una risposta, ma so che, di fatto, spesso le circostanze rispondono a ciò che facciamo con fiducia e che crediamo possibile. Non sto dicendo che questo sia sufficiente a guadagnare 3.000 € al mese, ma sfruttiamo a nostro vantaggio le potenzialità di questo meccanismo iniziando ad avere fiducia nei nostri mezzi.

Abitudine 2: il pensiero positivo, o meglio pensare IN positivo

Sono convinta che pensare in positivo sia un’abitudine fondamentale per raggiungere i nostri obiettivi. Personalmente, con “Pensiero positivo”, intendo due cose in particolare:

  1. Concentrare l’attenzione su e lavorare con quello che c’è, invece che guardare solo a ciò che manca. Esempio: invece di pensare che non posso propormi a certi nuovi clienti perché non ho ancora concluso un certo corso, ottenuto una certa certificazione, raggiunto un certo livello (le cose che mi mancano), mi concentro su quello che so fare, sui risultati ottenuti, su quello in cui sono brava o esperta, su ciò che ho già imparato e messo in pratica nella mia vita (quello che c’è) e, partendo da qui, ragiono su quale valore posso offrire a quel certo tipo di clienti.
  2. Utilizzare le affermazioni positive. Questo è un metodo diffuso negli anni ottanta da Louise Hay e, anche se sulle prime può sembrare un metodo semplicistico, dopo averlo sperimentato, penso che sia un sistema molto potente per conoscerci meglio e sciogliere i nostri nodi interiori. Necessita però di un discorso più ampio che quello che si può fare in questa sede. Lo lascerei quindi da parte (se qualcuna fosse interessata, la rimando al libro di Louise Hay “Puoi guarire la tua vita”).

Parliamo quindi del “lavorare con quello che c’è”. Pragmaticamente, il mio punto di vista è che, nella vita, nella natura, nel mondo, ciò che è reale è proprio “quello che c’è”. Invece, “quello che manca” di fatto non è reale, ma è un “immagine” prodotta dalla nostra mente di quello che, secondo noi, dovrebbe esserci. Se mettiamo due persone diverse nella stessa identica situazione e chiediamo loro “Cosa manca? Cosa ti manca?”, ci risponderanno sicuramente due cose differenti. Nell’esempio di prima, in cui si pensava di proporsi a nuovi clienti, io potrei ritenere che mi manca un sito web ben fatto, tu una certa competenza, lei il titolo di studio adatto e via dicendo. Il pensiero positivo inteso in questo modo è quindi un pensiero di realtà, perché si basa sui fatti.

Non solo: se pensiamo a quello che ci manca, rimanderemo l’azione al futuro, quando avremo quel qualcosa, correndo il rischio di rimandare all’infinito. Se pensare alle mancanze è nostra abitudine, infatti, ottenuta quella certa cosa, sentiremo che ci manca qualcos’altro.

Vorrei farti notare anche un piccolo dettaglio: solitamente la mancanza di qualcosa emerge quando ci confrontiamo con qualcun altro, qualcuno che inevitabilmente ci sembrerà più bravo, più esperto, più bello, più vecchio, più giovane di noi. In altre parole, spesso riteniamo di avere mancanze se guardiamo all’esterno di noi. Se guardiamo dentro di noi, non possiamo fare altro che vedere ciò di cui disponiamo: le nostre doti, capacità, esperienze. Ciò che siamo.

In questo senso, pensare in positivo è una modalità potente perché ci apre anche le porte della possibilità: quando abbiamo identificato “quello che c’è”, possiamo iniziare a pensare di farne qualcosa e quindi possiamo agire. È molto importante allenarci a pensare in questo modo per far sì che diventi un atteggiamento spontaneo.

Abitudine 3: non temiamo, ma ricerchiamo gli obiettivi

Spesso non definiamo i nostri obiettivi perché abbiamo il timore di rimanere deluse qualora non li raggiungessimo. In primo luogo, evitare di definire obiettivi non significa che, a livello inconscio, non abbiamo delle aspettative che ci precludono la felicità perché ignorate (di nuovo, ecco l’importanza della consapevolezza); in secondo luogo, se stabilendo degli obiettivi corriamo il rischio di non raggiungerli, non facendolo abbiamo la certezza di non farcela.

É un po’ come prendere una bicicletta e iniziare ad andare in giro senza una meta. Quante probabilità abbiamo di arrivare proprio su quel promontorio con una bellissima vista sul mare? Nessuna! E poi, se non abbiamo una destinazione precisa, perché dovremmo scegliere di faticare su quella salita che porta proprio lassù? Senza obiettivi, infatti, tendiamo a scegliere sempre la strada più comoda, risparmiando energie—certo—ma affidando il nostro viaggio al caso con il senso di delusione e di mancanza di scopo (letteralmente) che ne consegue.

Bene, questo è tutto per questa settimana. Nel prossimo modulo vedremo le ultime due abitudini mentali che ci permettono di definire i nostri obiettivi in modo efficace e di formulare la nostra Mappa degli obiettivi. Buon lavoro!

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